Stefania Proietti – Candidata alla Presidenza della Regione Umbria

1) Se, e come, intende impegnarsi per garantire il diritto di ogni persona non autosufficiente curata a casa ad essere presa in carico dall’ASL anche con un contributo che aiuti i familiari caregiver. In particolare, è favorevole a promuovere una legge per il diritto a contributo economico garantito come LEA dal Servizio sanitario nazionale a sostegno della domiciliarità (art. 22 DPCM 12/01/2017)?

Il diritto delle persone non autosufficienti ad essere curate presso la propria residenza o domicilio, nel contesto familiare e sociale nel quale vivono, deve essere riconosciuto come un diritto fondamentale, che la Regione Umbria deve mettere in cima alle priorità nelle proprie politiche sanitarie e socio-sanitarie, in modo da garantire appieno un adeguato livello di prestazioni senza compromettere il tessuto di relazioni umane che rendono ricca e piena di significato la vita della persona. In questo quadro, l’istituzionalizzazione della persona non autosufficiente deve costituire un’extrema ratio per il sistema socio-sanitario regionale: in linea generale la persona, malata cronica o disabile non autosufficiente, deve poter continuare a vivere tra i propri affetti e la propria rete di rapporti sociali, salvo ovviamente che la condizione di carattere sanitario non richieda un altro tipo di livello di assistenza. Ciò, però, non può e non deve significare scaricare tutto il peso di queste situazioni sulle spalle delle famiglie, che troppo spesso si trovano sole a dover fronteggiare tali problematiche, con conseguenze estremamente negative sia sul piano economico che su quello della qualità della vita familiare. I costi dell’assistenza e delle cure mediche, infatti, si traducono in un notevole impatto economico sulle famiglie, ostacolando il loro percorso verso condizioni di vita dignitose. Inoltre, il peso dell’assistenza quotidiana grava pesantemente sui familiari, in particolare sulle donne – madri, mogli, sorelle – limitandone le opportunità di lavoro, formazione e istruzione, con il rischio di una continua perpetuazione delle condizioni di povertà. Ciò è aggravato anche dal fatto che l’incapacità delle politiche nazionali e regionali di attivare misure efficaci per il nuclei familiari in cui è presente una disabilità, unita al drammatico aumento della povertà che sta colpendo l’intero Paese, sta portando un numero crescente di famiglie, anche nella nostra Umbria, in condizioni di deprivazione, con molti nuclei che vivono in condizioni di emarginazione e, in alcuni casi, di segregazione.
A fronte di tutto ciò è assolutamente necessario che la Regione Umbria adotti misure essenziali per sostenere chi necessita di assistenza continua e per alleviare il peso che grava sulle famiglie.
Per questo, l’impegno che dovrà assumere il governo regionale sarà quello da un lato di incrementare considerevolmente il servizio di assistenza domiciliare, garantendo in tal modo un momento di “respiro” per le famiglie che quotidianamente si trovano a dover affrontare le difficoltà dei propri congiunti, dall’altro di riconoscere alle stesse un contributo economico, che deve essere garantito quale Livello essenziale di assistenza, dando così attuazione a quanto previsto dalla normativa nazionale e in particolare dall’art. 22 del DPCM 12.01.2017. Accanto a questi interventi, si ritiene utile proporre anche agevolazioni fiscali per le famiglie che devono farsi carico direttamente dei costi di assistenza e un ampliamento dei criteri di accesso alle prestazioni assistenziali.
Ciò significherà dover individuare delle risorse adeguate all’interno del bilancio regionale: a tale proposito è giusto ribadire che, se si riconosce la priorità negli interventi di carattere sanitario e socio-sanitario all’azione di governo regionale, bisogna anche essere conseguenti in sede di redazione del bilancio. Fare politica e governare una regione significa anche fissarsi degli obiettivi, avere la capacità e la volontà di fare le scelte coerenti con gli stessi ed assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, nella consapevolezza che si dovrà rispondere delle proprie scelte di fronte ai cittadini.

2) Come intende impegnarsi per promuovere l’abbattimento delle liste di attesa per le prestazioni sociosanitarie LEA (domiciliari, semi-residenziali e residenziali) a cui hanno diritto le persone non autosufficienti? È favorevole a promuovere un aumento del finanziamento pubblico dei LEA socio-sanitari per garantire le cure di lunga durata?

Innanzitutto bisogna avere il coraggio di riconoscere come il tema delle liste di attesa rappresenti uno dei problemi più gravi che colpisce la nostra Regione, aggravato dal costante declino che negli ultimi anni sta caratterizzando il sistema sanitario umbro. Tale questione diventa ancora più odiosa quando riguarda le persone non autosufficienti, spesso sprovviste di una rete di protezione familiare o sociale adeguata o, ancor più spesso, a carico esclusivamente dei propri più stretti congiunti.
Per questo l’obiettivo dell’abbattimento delle liste di attesa diventa un obiettivo strategico e decisivo. Con questa finalità occorrerà ridefinire la rete dei servizi di assistenza domiciliare e delle strutture residenziali e semi-residenziali, incrementando le risorse destinate ai servizi domiciliari e investendo sulle strutture pubbliche e convenzionate. L’obiettivo generale dovrà essere quello di un aumento delle disponibilità dei posti che sia adeguato alle domande provenienti dalle persone non autosufficienti e dalle loro famiglie, anche utilizzando in maniera maggiormente sinergica e strutturale strumenti quali la co-programmazione e la co-progettazione con il mondo del Terzo Settore. In Umbria dobbiamo, infatti, far fronte ad una significativa propensione all’invecchiamento della popolazione residente e ad un’alta percentuale di popolazione con disabilità: per garantire appieno il diritto alle cure (e alla salute!) delle persone malate croniche e con disabilità non autosufficienti è assolutamente necessario che la Regione Umbria, il servizio sanitario regionale e lo stesso tessuto sociale umbro facciano “sistema”. Si tratta di potenziare la componente della sanità pubblica integrandola e non sostituendola con la medicina privata, garantendo risorse adeguate per il Personale a partire dalle figure mediche, infermieristiche e degli Operatori sociosanitari, costruendo una rete solida con le strutture territoriali per costruire il modello funzionale per la “presa in carico” e il “prendersi cura” per le persone non autosufficienti tra Ospedale e territorio, realizzando pienamente le MISSION 5 e 6 del PNRR per la realizzazione delle “Case della Comunità”, cioè punti di assistenza continuativa per la popolazione, in particolare per le persone fragili e gli anziani. Altre risorse inoltre dovranno essere stanziate per il potenziamento dei servizi domiciliari e la telemedicina. Tali investimenti dovranno avere l’obiettivo di rafforzare i servizi sanitari di prossimità e domiciliari, al fine di garantire un’assistenza sanitaria più vicina ai soggetti più fragili, come gli anziani non autosufficienti e le persone con disabilità grave o gravissima, riducendo così la necessità di istituzionalizzarli e al contempo garantendo loro tutte le cure necessarie in un contesto autonomo e socialmente adeguato.

3) Ritiene giusto impegnarsi a favore di provvedimenti e protocolli operativi che assicurino la continuità delle cure ai malati cronici non autosufficienti ricoverati in ospedale, mediante l’attivazione di progetti sociosanitari individualizzati (domiciliari, semi-residenziali e residenziali) preparati e proposti dall’ASL competente prima delle dimissioni ospedaliere?

Garantire la continuità delle cure ai malati cronici non autosufficienti, una volta dimessi dalle strutture ospedaliere è un obiettivo che risponde alle esigenze sia della persona, che deve vedersi riconosciuto concretamente il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, sia del sistema sanitario regionale: permettere di seguire il malato con specifici progetti socio-sanitari individualizzati rappresenta, infatti, anche uno strumento indispensabile per raggiungere più alti livelli di efficienza del sistema stesso, che può consentire addirittura una più razionale allocazione delle risorse. La continuità assistenziale e terapeutico-riabilitativa dovrà essere un nodo fondamentale per la costruzione del percorso della persona non autosufficiente, attraverso la stesura del progetto personalizzato che sin dal ricovero ospedaliero dovrà essere attivato in sinergia con i servizi territoriali, sia sanitari che socioassistenziali. Anche in questo caso sarà necessario dare attuazione alle Mission 5 e 6 del PNRR per la realizzazione degli Ospedali di Comunità, dove il progetto assistenziale troverà la sua realizzazione dopo la fase acuta e prima che la persona non autosufficiente venga restituita al territorio di riferimento, con il coinvolgimento degli Operatori socio-sanitari e socio-assistenziali territoriali che operano nelle “Case della Comunità”.

Perugia, 7 novembre 2024
Stefania Proietti

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